Associazione Casa della Resistenza

Parco della Memoria e della Pace

 

La strage degli ebrei del Lago Maggiore

Dopo aver occupato la città di Novara il 12 settembre, le truppe tedesche della divisione corazzatta SS Leibstandarte "Adolf Hitler" presero possesso anche di Stresa, Baveno, Verbania e Domodossola, assumendo il controllo degli obiettivi di carattere militare e la frontiera con la vicina Svizzera.

Il carattere feroce dell'occupazione si espresse subito con la "caccia" a tutti gli ebrei presenti sul territorio. Nelle ville, negli alberghi, in case private erano in quel momento numerosi gli ebrei in fuga verso la Confederazione, ultimo possibile rifugio in un Europa schiacciata dal razzismo nazista.

A Meina, ad esempio, erano giunti diversi ebrei dopo lunghe e tragiche peripezie, dalla Grecia e dal capoluogo lombardo.

Erano ospiti dell'Hotel Meina. Non fu difficile individuarli, così come non fu difficile individuare molti altri ebrei in transito nella zona.

Oltre agli elenchi e alle schede tenute aggiornate dai fascisti fin dal 1938, anno di promulgazione della famigerate leggi razziali, a fornire alla SS tutti i dati necessari per individuare e catturare gli ebrei, si prestarono anche delatori e spie del posto che, per lucro o per acquisire meriti di fronte ai nazisti, "vendettero" gli ebrei e le loro famiglie.

I rastrellamenti iniziarono a Baveno il 13 settembre e qui, come altrove, portarono non solo al massacro delle persone, ma anche alla razzia dei loro beni.

I quattordici ebrei catturati nei giorni successivi furono uccisi tra il 15 e il 22 settembre: i loro corpi furono gettati nel lago e, forse, in parte sepolti nei boschi circostanti.

Il giorno 15 iniziarono i rastrellamenti anche ad Arona, Meina, Mergozzo e Orta.

I nove arrestati di Arona furono prima rinchiusi nella caserma dei carabinieri e poi trasportati verso una località sconosciuta: di loro non si è saputo più nulla.

A Meina, i sedici ebrei presenti nell'omonimo Hotel, gestito da Alberto Behar, ebreo con cittadinanza turca (circostanza che gli permise di salvarsi assieme alla propria famiglia perché la Turchia in quel momento era un paese neutrale), vennero trattenuti per alcuni giorni e poi tra il 22 e il 23 settembre uccisi e buttati nel lago legati a pesanti massi.

Alcuni corpi riaffiorarono e vennero nuovamente affondati. A Mergozzo, i tre arrestati sparirono il giorno stesso e di loro non si seppe più nulla.

A Orta, furono arrestati Mario e Roberto Levi, rispettivamente zio e cugino di Primo Levi.

Da pochi mesi sfollati sul lago, furono individuati a seguito di una delazione, mentre le rispettive mogli riuscirono a salvarsi.

Dei due Levi non si seppe più nulla.

Il giorno 16 furono arrestate quattro persone a Stresa, poi uccise il 22 settembre.

Il giorno 17 a Pian Nava, nei pressi di Premeno, sui monti sopra Verbania due furono gli arrestati e di loro non si seppe più nulla. Il giorno 19 il rastrellamento proseguì anche a Novara con la cattura e la probabile deportazione di Giacomo Diena e di suo zio Amadio Jona.

Il giorno 8 ottobre, a seguito di delazione, fu arrestato a Domodossola, mentre tentava di espatriare, Riccardo Ovazza e portato nella sede della seconda compagnia SS di stanza a Intra, presso le scuole elementari femminili.

I nazisti trovarono così anche il resto della famiglia, i genitori e la sorella, sfollati a Gressoney e li portarono a Intra: tra il 9 e l'11 ottobre furono tutti uccisi e i loro corpi bruciati nella caldaia della scuola.

Quella del lago Maggiore fu la prima strage di ebrei commessa da tedeschi in Italia, la seconda per numero di vittime dopo l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Furono cinquantasei gli ebrei che, tra il 15 e l'11 ottobre 1943, vennero trucidati dalle SS nella zona del Verbano.

Nel 1968 a Osnabrück, in Germania, cinque appartenenti alla divisione Leibstandarte "Adolf Hitler" finirono sul banco degli imputati per le stragi compiute sulle sponde del Verbano.

Tre di loro ebbero l'ergastolo, due furono condannati a tre anni.

Ma, come spesso è avvenuto in questi casi, nel 1970 una sentenza della Corte suprema di Berlino cancellò tutto, perché i reati erano da considerare prescritti.

Non si arrivò mai ai mandanti.

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